Negli edifici di nuova costruzione con fabbisogno termico sempre meno elevato risultano estremamente efficaci macchine quali le pompe di calore, che grazie alla loro reversibilità consentono di riscaldare gli ambienti degli edifici d’inverno e rinfrescare d’estate con un’unica macchina.

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Sono alimentate da fonti rinnovabili, risultano parsimoniose nei consumi e nelle emissioni inquinanti.

 

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Nel nostro Paese la pompa di calore è un apparecchio ancora poco diffuso, ma che con l’obbligo imposto dalla comunità europea di ridurre le emissioni inquinanti e pertanto l’utilizzo di energia fossile, prenderà sempre più piede, aiutando i nuovi edifici a centrare l’obiettivo ”energia quasi zero” entro il 2020.

Le pompe di calore possono essere usate per climatizzare un singolo appartamento come un grande edificio, esse sono macchine in grado di trasferire calore da un corpo a temperatura più bassa ad un corpo a temperatura più alta, utilizzando energia, che può essere prelevata dall’aria, dall’acqua o dalla terra a seconda dello metodologia di cui ci si intende avvalere. In inverno, per esempio, la pompa può prelevare calore dall’aria esterna e, grazie a un piccolo input energetico dato dall’elettricità’ o dal gas, lo trasforma in energia a temperatura più alta che viene immessa nella casa per riscaldare gli ambienti. D’estate avviene l’esatto contrario: la pompa preleva il calore dall’interno dell’edificio, lo rigenera ad una temperatura più elevata, e lo riversa all’esterno.
Basti pensare che la Danimarca dal 1 gennaio 2013 ha abbandonato i combustibili fossili, pertanto dice addio alle caldaie che tutti noi conosciamo, da tale data,infatti, è in vigore la normativa energetica che impone, per le nuove abitazioni, sistemi di teleriscaldamento alimentati a biomasse o altri impianti a fonti rinnovabili  mentre dal 2016 l’obbligo verrà esteso anche alle vecchie abitazioni che dovranno provvedere a riconvertire gli impianti di riscaldamento; il governo danese a dichiarato di voler raggiungere il 100% di consumo energetico da fonti rinnovabili entro il 2050.

 

Esistono diversi tipi di pompe di calore, a seconda delle fonti energetiche impiegate

 

- Pompe aerotermiche: sono quelle più semplici e meno costose perché sfruttano il calore catturato dall’aria esterna, una fonte comoda e disponibile ovunque. Le loro prestazioni sono però variabili a seconda del clima e possono risentire di un calo di efficienza nel caso di formazione di ghiaccio sull’evaporatore esterno in presenza di particolari condizioni climatiche (per esempio con la nebbia), in tal caso sarebbe ideale abbinarle ad un sistema che si avvale di combustibile fossile.

- Pompe idrotermiche: sfruttano le acque di superficie, cioè quelle del mare, dei fiumi, dei laghi e dei piccoli corsi d’acqua. Presentano efficienze elevate, ma la loro fruibilità e’ limitata alle località rivierasche. Nel caso del mare, le acque salmastre comportano il rischio di corrosione, mentre per quanto riguarda i fiumi bisogna tenere conto della variabilità della portata e della presenza di contaminanti. Per il loro sfruttamento bisogna tenere conto di eventuali restrizioni e vincoli ambientali.

- Pompe geotermiche: la sorgente termica in questo caso e’ rappresentata dal sottosuolo. Ne esistono di due tipi: quelle in circuito aperto, che usano l’acqua delle falde, e quelle in circuito chiuso, che assorbono calore dal terreno, senza prelievo di acqua, grazie a delle sonde che possono arrivare anche oltre i 100 metri di profondità. Anche queste presentano efficienze elevate, ma per il loro utilizzo bisogna tenere conto di regolamenti locali e di vincoli per l’uso dell’acqua di falda.

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